{"id":768,"date":"2019-04-04T15:00:37","date_gmt":"2019-04-04T13:00:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/?p=768"},"modified":"2020-03-19T17:51:47","modified_gmt":"2020-03-19T16:51:47","slug":"la-relazione-psicoanalitica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/la-relazione-psicoanalitica\/","title":{"rendered":"LA RELAZIONE PSICOANALITICA"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<table style=\"height: 4114px; width: 702.333px;\" border=\"3\">\n<tbody>\n<tr style=\"height: 355px;\">\n<td style=\"width: 634.333px; height: 355px;\"><a href=\"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/La-relazione-psicoanalitica.-Contributi-clinici-e-teorici.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-771 \" src=\"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/La-relazione-psicoanalitica.-Contributi-clinici-e-teorici-706x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"256\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/La-relazione-psicoanalitica.-Contributi-clinici-e-teorici-706x1024.jpg 706w, https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/La-relazione-psicoanalitica.-Contributi-clinici-e-teorici-207x300.jpg 207w, https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/La-relazione-psicoanalitica.-Contributi-clinici-e-teorici-768x1114.jpg 768w, https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/La-relazione-psicoanalitica.-Contributi-clinici-e-teorici-624x905.jpg 624w, https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/La-relazione-psicoanalitica.-Contributi-clinici-e-teorici.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 256px) 100vw, 256px\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"height: 301.667px;\">\n<td style=\"width: 634.333px; height: 301.667px;\">\n<table class=\"product_info\" style=\"height: 268px; width: 698.4px;\" border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr class=\"productDetailInfoTitle\" style=\"height: 24px;\" valign=\"top\">\n<td class=\"cell_1\" style=\"width: 150px; height: 24px;\">Titolo<\/td>\n<td class=\"cell_2\" style=\"width: 521.4px; height: 24px;\">LA RELAZIONE PSICOANALITICA. Contributi clinici e teorici<\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"height: 12px;\" valign=\"top\">\n<td class=\"cell_1\" style=\"width: 150px; height: 12px;\">Autori e curatori<\/td>\n<td class=\"cell_2\" style=\"width: 521.4px; height: 12px;\">\n<p>Stefano Bolognini, Presentazione<br \/>\n Irene Ruggiero, Prefazione<br \/>\n Nicolino Rossi, Irene Ruggiero, Introduzione<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"height: 51px;\" valign=\"top\">\n<td class=\"cell_1\" style=\"width: 150px; height: 51px;\">Contributi<\/td>\n<td class=\"cell_2\" style=\"width: 521.4px; height: 51px;\">Stefano Bolognini, Ren\u00e9 Roussillon, Anna Ferruta, Franco Borgogno, Daniela Nobili, Benedetta Guerrini Degl&#8217;Innocenti, Christoph Walker, Marco Mastella, Francesco Pozzi, Paola Golinelli<\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"height: 24px;\">\n<td class=\"cell_1\" style=\"width: 150px; height: 24px;\">Editore<\/td>\n<td class=\"cell_2\" style=\"width: 521.4px; height: 24px;\">Franco Angeli<\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"height: 24px;\">\n<td class=\"cell_1\" style=\"width: 150px; height: 24px;\">anno di pubblicazione<\/td>\n<td class=\"cell_2\" style=\"width: 521.4px; height: 24px;\">2017<\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"height: 8.33331px;\" valign=\"top\">\n<td class=\"cell_1\" style=\"width: 150px; height: 8.33331px;\">ISBN<\/td>\n<td class=\"cell_2\" style=\"width: 521.4px; height: 8.33331px;\">978889174497<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"height: 3356px;\">\n<td style=\"width: 634.333px; height: 3356px;\">\n<h2><strong>Recensione a cura di Francesco Piermattei<br \/>\n <\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec come accade in tutti i campi della ricerca scientifica anche in psicoanalisi, da tempo, siamo di fronte a scoperte ed evoluzioni che non sono pi\u00f9 il risultato del lavoro di un singolo, ma di un gruppo.\u00a0 E, per giunta, di un gruppo allargato, di una comunit\u00e0 scientifica sparsa in vari paesi, che elabora contributi sullo stesso argomento anche in momenti diversi, partendo spesso anche da assunti diversi. Ci\u00f2 comporta una notevole complessit\u00e0 di integrazione dei contributi che, quando viene anche in parte raggiunta, porta un grande beneficio all\u2019evoluzione di tutta la comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra che ci\u00f2 sia avvenuto anche con questa interessante pubblicazione che raccoglie i contributi di 12 psicoanalisti italiani ed esteri presentati al 1\u00b0 Dialogo Internazionale sulla Relazione Psicoanalitica, organizzato dal Centro Psicoanalitico di Bologna. Credo che il testo abbia il grande pregio di mettere ordine sia cronologico che concettuale sull\u2019argomento. Come scritto nella postfazione \u201cil volume raccoglie contributi italiani ed esteri sul tema della relazione analitica, tema che si \u00e8 sviluppato e progressivamente imposto negli ultimi decenni, in tutto il panorama psicoanalitico mondiale, ma ha avuto in Italia uno sviluppo autonomo ed originale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio della relazione analitica in psicoanalisi ha portato a notevoli e significativi cambiamenti rispetto al modello classico, sia nella teoria che nella tecnica, ampiamente descritti e documentati nel testo. Si tratta di un processo che inizia a sostanziarsi in Italia alla fine degli anni \u201970 (su stimolo, in Italia, tra gli altri, anche di quell\u2019inesauribile ricercatore che \u00e8 stato Francesco Corrao) e che prender\u00e0 una prima forma nel Congresso Nazionale della SPI di Taormina del 1980 dedicato appunto alla relazione analitica. Molta strada \u00e8 stata fatta da quel momento e questo testo sembra rendercene ben conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il volume si apre con la presentazione di Stefano Bolognini, che sottolinea quanto la conflittualit\u00e0 tra modello pulsionale e modello relazionale sia, specialmente dal punto di vista clinico, ampiamente ridimensionata, non nel senso di una omogeneizzazione ma nel senso che l\u2019attenzione ai processi di scambio in seduta ed alla realt\u00e0 strutturale dei pazienti non \u00e8 detto che debbano confliggere anzi vanno di pari passo, diversamente da quello che tendono a dire alcuni detrattori della psicoanalisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto interessante \u00e8 la breve ma concisa ricostruzione storica del concetto di relazione analitica operata nella prefazione di Irene Ruggiero. Da annotare che brevit\u00e0, chiarezza e concisione sono positive caratteristiche di tutti gli scritti del libro, che non supera le 180 pagine, senza mancare di materiale clinico e di ricche bibliografie per ciascun capitolo per chi voglia approfondire. La Ruggiero sottolinea la nascita del modello relazionale con il saggio di Ferenczi \u201cLa confusione delle lingue\u201d, che diede anche inizio al conflitto con Freud e quindi al conflitto tra pulsionale e relazionale. Come sappiamo Freud era molto preoccupato delle possibili accuse di non scientificit\u00e0 della psicoanalisi e quindi non voleva aprire all\u2019utilizzo clinico del controtransfert e della relazione, concetti sui quali non era stata certo prodotta l\u2019elaborazione di cui possiamo fruire oggi. Sicuramente, come dice Bolognini, \u201cl\u2019apertura mirata e funzionale dei confini personali\u201d che oggi permette il modello relazionale, pu\u00f2 dare a tutti maggiore tranquillit\u00e0 in quel senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rossi e Ruggiero, nella loro introduzione, descrivono, in maniera cronologica e con chiarezza, quali sono i nuovi strumenti della relazione analitica \u201cstoricamente\u201d sedimentati: iniziano con alcune considerazioni di Freud sull\u2019importanza di alcune caratteristiche dell\u2019analista e continuano con il concetto di identificazione proiettiva Kleiniano e poi Bioniano, con la rivalutazione del concetto di controtransfert come strumento conoscitivo e non negativamente reattivo, con la contro identificazione proiettiva, con la reverie Bioniana, l\u2019holding Winnicottiana, il concetto di campo dei Baranger. Ed infine l\u2019ampiamento del costrutto di inconscio, il concetto di inconscio non rimosso, la capacit\u00e0 negativa, l\u2019enactment. Questo insieme di nuovi strumenti ha portato a sensibili variazioni del setting, come una controllata \u201cself disclousure\u201d e della tecnica, come il modo di interpretare l\u2019utilizzo dei sogni e dell\u2019agire durante la seduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro poi si divide in quattro parti. La prima, \u201cElementi costitutivi della relazione analitica\u201d \u00e8 svolta con i contributi di Stefano Bolognini, Ren\u00e9 Roussillon e Anna Ferruta. Bolognini riprende il problema del conflitto tra modelli, analizzando i transfert \u201cistituzionali\u201d tra analisti che, spesso, portano ad eccessive affiliazioni alle teorie o eccessive personalizzazioni delle stesse, con conseguenti eccessivi rigetti. E\u2019 con senso dell\u2019equilibrio che viene sottolineato il rapporto tra relazionale ed istintuale ed anche il rischio, per il \u201crelazionale\u201d del perseguire un facile cooperativismo che pu\u00f2 rischiosamente portare ad una condivisa elusione di parti scisse tra analista e paziente. Roussillon propone il suo interessante discorso sulla elaborazione delle tracce mnestiche che Freud ha chiamato \u201cmateria prima psichica\u201d, che registrano tutto ci\u00f2 che \u00e8 l\u2019esperienza umana soggettiva. L\u2019elaborazione di essa, complessa ed enigmatica, comporta che \u201ctrasformazioni\u201d ed \u201caddomesticamenti\u201d necessari al raggiungimento della simbolizzazione ed all\u2019incameramento dell\u2019esperienza, avvengono \u201cal di sotto\u201d della delimitazione di se e dell\u2019altro. Ci\u00f2 ad indicare che i processi presimbolici e simbolici avvengono tutti in ambito relazionale e gruppale. Ferruta si pone il problema di mettere il paziente in condizione di costruire una nuova narrazione di s\u00e9 a partire dai propri elementi unici primari, con un atteggiamento che non riempia il simbolico del paziente con gli elementi dell\u2019analista, il quale impara a lasciare lo spazio al paziente per il riassemblamento delle sue cose, lasciandosi usare in senso Winnicottiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda parte del testo \u201cAlle origini della relazione analitica\u201d comprende i contributi di Nicolino Rossi, Franco Borgogno e Daniela Nobili. Rossi sottolinea come alle radici dell\u2019evoluzione relazionale della psicoanalisi si trovino anche il cambiamento culturale ed epistemologico avvenuti nella seconda met\u00e0 del \u2018900, relativi, per es., alla visione quantistica in fisica, al ridimensionamento del biologismo, alla nascita di nuove correnti artistiche e filosofiche. Sottolinea poi la differenziazione tra psicoanalisi relazionale di matrice nordamericana, basata sull\u2019evoluzione della psicoanalisi dell\u2019io operata in primis da Greenberg e Mitchell, e relazione analitica italiana, basata sulla evoluzione di linee di pensiero kleiniane, bioniane, ferencziane e winnicottiane. Molto interessanti infine le sue notazioni sul rapporto tra il vertice della triangolarit\u00e0 edipica e quello della dualit\u00e0 relazionale, dove il terzo, per esempio rappresentato a volte dalle regole del setting, pu\u00f2 essere reso pi\u00f9 o meno presente nella coppia analista-paziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Borgogno e Nobili prendono invece in considerazione l\u2019opera di Ferenczi, facendo riferimento in particolar modo al Diario Clinico, sottolineandone le due direttrici principali, quella della storia personale dell\u2019analista da intendersi come strumento conoscitivo della storia del paziente (Borgogno ci ricorda che furono Ferenczi e Jung ad istituzionalizzare l\u2019analisi personale dell\u2019analista) e quella del farsi paziente. Farsi paziente fino al punto di prendere su di s\u00e9 la malattia del paziente, attraverso il vivere tutti i ruoli che l\u2019inconscio del paziente gli assegna fino ad arrivare ad un rovesciamento di ruoli che comporta un ammalarsi e poi guarire della malattia del paziente stesso. Significativo da parte di Daniela Nobili il breve richiamo a Luciana Nissim ed Herbert Rosenfeld,(in nota) due autori che, nei loro rispettivi contesti, italiano l\u2019una ed internazionale l\u2019altro, molto hanno dato allo sviluppo del modello della relazione analitica e forse, avrebbero dovuto essere pi\u00f9 considerati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza parte del libro, \u201cAzione e rappresentazione nella relazione analitica\u201d \u00e8 curata da I. Ruggiero, B. Guerini Degl\u2019Innocenti e K. Walker, descrive come il concetto di acting out si sia modificato fino al punto di essere considerato non pi\u00f9 come una \u201cfuga da\u201d ma come un possibile precursore della pensabilit\u00e0, cos\u00ec come un\u2019azione \u201cpensata\u201d dell\u2019analista pu\u00f2 essere pensata come un precursore dell\u2019interpretazione. Lo scritto di Guerini Degl\u2019innocenti si pone il problema del passaggio dall\u2019azione alla rappresentazione: \u201cla trasformazione che noi ricerchiamo nel corso di un\u2019analisi \u00e8 duplice: una trasformazione dell\u2019azione in linguaggio e una trasformazione nell\u2019uso del linguaggio in un modo che possa supportare il pensiero simbolico\u201d. Le tante manifestazioni in analisi che non hanno parola possono intendersi come azioni linguaggio o rappresentazioni in azione presenti quando la capacit\u00e0 simbolica \u00e8 danneggiata ma non vanno considerate come meri tentativi espulsivi, bens\u00ec come personaggi in cerca di autore.\u00a0 \u00a0Anche Ruggiero pensa che l\u2019agire pu\u00f2 avvenire in momenti integrativi della mente, come un loro regolatore ed accompagnatore. Nella relazione analitica si nota inoltre \u201cla relativa indefinitezza di confini tra azione e rappresentazione e tra azione ed interpretazione\u201d come sottolineano i concetti di \u201cpensiero-azione\u201d di Bollas, le \u201cinterpretazioni-azione\u201d di Ogden e le \u201cazioni parlanti\u201d di Racamier. Queste aperture rispetto all\u2019uso dell\u2019azione caratterizzano oggi molto il modello relazionale rispetto a quello classico. La possibile \u201cazione deliberata\u201d dell\u2019analista si distingue dall\u2019agito e dall\u2019enactment per l\u2019assenza di una tensione interna a compierla, non rappresenta l\u2019esito di una induzione inconscia ma piuttosto l\u2019espressione di un pensiero dell\u2019analista resa necessaria dal fatto che l\u2019analista, in quel momento e con quel paziente valuta che l\u2019interpretazione verbale non potrebbe ancora essere accolta o compresa. La considerazione conclusiva della Ruggiero di un\u2019analista pi\u00f9 alla mano ma che non si faccia prendere la mano la dice lunga comunque sulla complessit\u00e0 di utilizzare l\u2019azione in psicoanalisi. Walker infine partendo dall\u2019assunto che anche in Freud si ritrovano spesso passaggi legati alla relazione ed uso \u201cdell\u2019azione\u201d come sopra intesa, illustra in maniera approfondita due casi clinici ed il faticoso processo di vivere il \u201cclaustrum\u201d del paziente, quell\u2019area di ritiro dove solo attendendo con pazienza e \u201ctrattenendo il respiro\u201d, essersi cio\u00e8 fatti paziente, si pu\u00f2 infine poter accedere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella quarta parte, \u201cLa relazione analitica nella psicoanalisi infantile\u201d, troviamo gli articolati lavori di Mastella e Pozzi, che pongono il problema della relazione analitica nel diverso setting della psicoanalisi infantile. Assodato il fatto che la psicoanalisi infantile sia vera psicoanalisi, considerato anche il contributo che essa ha portato alla psicoanalisi in generale gi\u00e0 da prima della seconda met\u00e0 del secolo scorso, credo si ponga il problema della relazione reale e fantasmatica e della \u201cquantit\u00e0 di agito\u201d necessaria per gestire un setting molto pi\u00f9 complesso ed articolato del setting individuale. Innanzitutto dai lavori dei due autori emerge con evidenza come il setting della terapia infantile sia un setting in cui l\u2019analista interagisce di pi\u00f9 con il paziente rispetto al setting adulto, con coinvolgimento (tra reale e fantasmatico) nel gioco, nel contatto fisico, nella gestione delle funzioni del corpo del bambino. Questo ci fa immediatamente riflettere sull\u2019importanza del contributo della psicoanalisi infantile alle teorizzazioni sulla relazione analitica. Potremmo avere invece qualche dubbio su quanto poi la gestione (chiaramente indispensabile) di altre relazioni \u201creali\u201d, come quelle con i genitori singoli ed in coppia e con il nucleo familiare intero, possano apportare ulteriori contributi alla teorizzazione sulla relazione analitica , specialmente quando siano soltanto\u00a0 limitate\u00a0 alla gestione dell\u2019ansia genitoriale, alla limitazione non interpretata di agiti e a consigli pedagogici che non possano essere riportati al fantasmatico ed al simbolico. Mi pare simile come problema a quello della psicoanalisi nelle istituzioni, costretta necessariamente a confrontarsi con il terzo \u201creale\u201d e non fantasmatico (l\u2019istituzione appunto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro si chiude con la postfazione di Paola Golinelli, che riassume i temi principali del libro. Da sottolineare la sua citazione di Racalbuto che ritrovava nell\u2019opera di Freud i tre diversi vertici che ombreggiavano lo spessore della proposizione relazionale: \u201c\u2026la costituzione del soggetto non pu\u00f2 prescindere dagli oggetti della sua vicenda evolutiva, cio\u00e8 gli oggetti delle cure primarie, quelli che ruotano intorno al conflitto narcisistico dell\u2019individuazione-separazione e poi quelli della conflittualit\u00e0 edipica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terminerei con la conclusione stessa dell\u2019autrice che nota come \u201cla vitalit\u00e0 (della psicoanalisi) sia legata alla capacit\u00e0 di trasformazione, di cambiamento e al coraggio di procedere nella ricerca clinica, quindi alla capacit\u00e0 di evolvere della psicoanalisi e degli psicoanalisti\u201d, aggiungendo che oramai tale lavoro non viene pi\u00f9 fatto da singoli ma da gruppi complessi di ricerca, come dimostra l\u2019evoluzione della teorizzazione sulla relazione analitica e sicuramente questo stesso testo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"height: 27px;\">\n<td style=\"width: 634.333px; text-align: justify; height: 27px;\">\u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Titolo LA RELAZIONE PSICOANALITICA. Contributi clinici e teorici Autori e curatori Stefano Bolognini, Presentazione Irene Ruggiero, Prefazione Nicolino Rossi, Irene Ruggiero, Introduzione Contributi Stefano Bolognini, Ren\u00e9 Roussillon, Anna Ferruta, Franco Borgogno, Daniela Nobili, Benedetta Guerrini Degl&#8217;Innocenti, Christoph Walker, Marco Mastella, Francesco Pozzi, Paola Golinelli Editore Franco Angeli anno di pubblicazione 2017 ISBN 978889174497 Recensione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":906,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-768","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/768","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=768"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/768\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":223976,"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/768\/revisions\/223976"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/media\/906"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=768"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=768"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=768"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}