{"id":918,"date":"2020-02-18T12:33:41","date_gmt":"2020-02-18T12:33:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wakeuptest.it\/wlevacanze\/?p=918"},"modified":"2020-02-18T12:33:41","modified_gmt":"2020-02-18T12:33:41","slug":"autenticita-e-reciprocita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/autenticita-e-reciprocita\/","title":{"rendered":"Autenticit\u00e0 e reciprocit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; custom_padding=&#8221;27px|||||&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; custom_padding=&#8221;1px|||||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/copertina_autenticit.jpg&#8221; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; width=&#8221;27%&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;]<\/p>\n<p><strong>Titolo della pubblicazione:\u00a0<\/strong>Autenticit\u00e0 e reciprocit\u00e0. Un dialogo con Ferenczi<br \/><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Autori e curatori:\u00a0<\/strong>Luis J. Martin Cabr\u00e8<\/p>\n<p><strong>Prefazione:<\/strong> Stefano Bolognini<\/p>\n<p><strong>Editore:<\/strong> Franco Angeli<br \/><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>anno di pubblicazione:<\/strong> 2016<br \/><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>ISBN:<\/strong> 9788891743107<br \/><strong>Recensione a cura di Ermelinda Di Ianni<\/strong><\/p>\n<p>Il libro Autenticit\u00e0 e reciprocit\u00e0. Un dialogo con Ferenczi (a cura di Luis J. Martin Cabr\u00e9, Roma, Franco Angeli Editore, 2016) \u00e8 il frutto dello studio di un gruppo di autori impegnati nella rilettura analitica del Diario Clinico di Sandor Ferenczi (1932). \u00c8 un testo articolato, che richiede pi\u00f9 di una lettura, ma che consente di accedere ad un livello di comprensione sintetico del pensiero di Ferenczi, che viene messo in relazione sia con il sapere psicoanalitico dell\u2019epoca, e quindi con la teorizzazione di Freud, sia con alcuni temi psicoanalitici che saranno sviluppati negli anni successivi, ma i cui prodromi sono rintracciabili proprio nelle riflessioni dello psicoanalista ungherese.<br \/>Il testo inizia con tre contributi i cui autori, ciascuno con la propria sensibilit\u00e0, mettono l\u2019accento su diversi aspetti del pensiero di Ferenczi: viene evidenziato che le innovazioni della tecnica, a tutt\u2019oggi contestate e contestabili, sono strettamente legate al lavoro di Ferenczi con i livelli primitivi delle menti con cui \u00e8 entrato in contatto, grazie al lavoro clinico, e che fino a quel momento erano rimasti non rappresentati. Il coraggio solitario con cui Ferenczi portava avanti i suoi studi, la sperimentazione dell\u2019analisi reciproca, uniti al desiderio bruciante di prendersi cura dei casi pi\u00f9 gravi, gli fanno incontrare i traumi infantili dei pazienti, ma anche di se stesso, e lo mettono in condizione di fornire, in questo ambito, un contributo scientifico il cui valore \u00e8 unanimemente riconosciuto. A questa prima parte seguono due sezioni, cui far\u00f2 ampio riferimento, dove il lavoro \u00e8 consistito nella lettura collettiva e critica di diverse giornate del Diario e nella successiva sintesi da due vertici: il vertice \u201ctransfert-controtransfert e assetto mentale dell\u2019analista\u201d e il vertice \u201ctrasmissione di affetti e vissuti nella relazione\u201d. Completano il libro alcuni cenni biografici delle pazienti maggiormente citate da Ferenczi nel Diario, saggi di approfondimento sui due lavori di Ferenczi Confusione di lingue tra gli adulti e il bambino e Thalassa. Saggio sulla teoria della genitalit\u00e0 ed infine contributi in cui c\u2019\u00e8 un focus su temi quali Orpha, pulsione di morte, Splitting e Spaltung messi in relazione con il pensiero di Freud.<br \/>La lettura ha destato in me un particolare interesse, in quanto considero l\u2019assetto mentale dello psicoanalista descritto dallo studioso ungherese un\u2019indicazione valida per chi, anche oggi, svolga la sua medesima professione: tenere aperto, cio\u00e8, il dialogo interno tra ricerca, studio e input provenienti dal materiale clinico. Questo \u00e8 ci\u00f2 che rende vivificante la professione di psicoanalista, sia a vantaggio del paziente che dell\u2019analista stesso.<br \/>Leggendo il testo si riesce ad apprezzare il modo in cui la mente di Ferenczi lavora: si muove di continuo e nelle due direzioni dalla clinica alla teoria e, in quest\u2019ultimo ambito, dal gi\u00e0 conosciuto all\u2019ancora sconosciuto, come solo un libero pensatore sa fare. Entrando nel cuore del libro, ci si imbatte nella concezione nuova di Ferenczi di transfert-controtransfert, inteso nei termini di un asse la cui direzione \u00e8 reversibile; un concetto dirompente per il sapere psicoanalitico dell\u2019epoca, in quanto Freud concepiva, e avrebbe sempre concepito, il transfert come ostacolo alla cura e in termini unidirezionali da paziente ad analista. Ma come arriva Ferenczi a tale teorizzazione? Il punto di partenza, spiega il volume, \u00e8 l\u2019esperienza clinica: va tenuto presente che i pazienti da lui presi in cura erano affetti da gravi patologie psichiche e in moltissimi casi vittime di abusi. Con il trauma si lacera la trama che tiene insieme aspetti sensoriali, emozionali e mentali, necessaria per fare esperienza e per ricordare. Un paziente cos\u00ec confuso non \u00e8 gi\u00e0 pronto per il lavoro di pensiero, deve essere ad esso accompagnato. L\u2019analista deve essere disposto a restare con lui in piena tempesta emozionale e a ritrovare nell\u2019hic et nunc della seduta quella posizione in cui prende corpo lo stato emotivo di entrambi: la franca comunicazione di tutti i sentimenti, soprattutto quelli ostili, nutriti nei confronti del paziente, e quindi quel che arriva al paziente di reale circa i sentimenti dell\u2019analista, lo aiuta a fare i conti con un dolore reale nella situazione del momento. In questo senso l\u2019analisi reciproca, che Ferenczi individua come strategia per uscire da uno stallo con la sua paziente R.N., esprime il tentativo di mantenere nel campo analitico la complessit\u00e0 delle forze in gioco (quali ad esempio la resistenza del paziente e anche quella dell\u2019analista). Il luogo del trauma \u00e8 un punto di snodo per paziente ed analista: l\u2019analista deve essere disposto a rischiare di perdere la propria cornice, mettendosi nella posizione di paziente e a prestare ad una bambina in preda al terrore la propria mente per compiere un lavoro psichico. Comunicando tutto al paziente, nella dinamica del ribaltamento dei ruoli, si produce un effetto tragico: l\u2019interruzione del contenimento ha come effetto il riprodursi del trauma e l\u2019assistere dal vivo al processo di disintegrazione che ha dato origine alla patologia. Si pu\u00f2 dire che la reciprocit\u00e0 faccia impazzire ancora di pi\u00f9. Ma l\u2019analista, mantenendo la propria posizione e un proprio registro di autoanalisi, pu\u00f2 evitare il pericolo di lasciare solo il paziente in balia di questa angoscia traumatica, dandogli la possibilit\u00e0 di condividere la propria sofferenza con un adulto benevolo. Si pu\u00f2 cos\u00ec riavviare un processo di riunificazione tra il sentire e il pensare. Nella relazione analitica, all\u2019interno dell\u2019asse transfert-controtransfert, si rappresenta qualcosa di nuovo che ha a che fare con il trauma. Il transfert e il controtransfert non sono una mera ripetizione, bens\u00ec l\u2019incontro con un altro nuovo che permette la riattualizzazione dell\u2019esperienza traumatica con esito diverso. Questo cambiamento di rotta della tecnica, oltre a facilitare il contatto del paziente con il suo trauma, gli mostra i limiti dell\u2019aiuto che l\u2019analista pu\u00f2 offrire. Si avvia quindi un processo di deidealizzazione dell\u2019analista. Dopo il con-sentire, il processo di separazione \u00e8 lungo e difficile, ma necessario: c\u2019\u00e8 un nuovo dolore da attraversare, legato alla crescita e alla separazione ed inserito nella prima relazione di reciprocit\u00e0 della vita del paziente. Da quanto detto, si comprende che l\u2019aspetto empatico ed oblativo, che rimanda alla funzione materna, il pi\u00f9 riconosciuto in Ferenczi, si accompagna, per la buona riuscita dell\u2019analisi, alla funzione paterna che facilita il distacco e la crescita. L\u2019esperienza del rimanere abbandonati dopo il trauma, trovandosi di fronte al diniego dell\u2019adulto, \u00e8 ci\u00f2 che rende l\u2019aggressione un trauma psichico. L\u2019analista si assume il compito di interrompere quella solitudine traumatica e di instaurare un clima di fiducia in cui la solitudine reale possa essere sopportata. Ferenczi ritiene che esistano due vissuti di solitudine: la solitudine traumatica insopportabile e la solitudine sopportabile, quel vissuto in cui si \u00e8 soli con il proprio dolore ma che si pu\u00f2 tollerare grazie all\u2019internalizzazione di una figura di aiuto. Naturalmente erano noti a Ferenczi i limiti e i rischi dell\u2019analisi reciproca, da praticarsi, a suo avviso, solo nella misura in cui il paziente ne avesse il bisogno (di fronte al fallimento della tecnica classica) e la capacit\u00e0, evitando che i pazienti si occupassero della persona del medico pi\u00f9 di quanto fosse necessario per la loro analisi. Ma Ferenczi ritiene pi\u00f9 grave il rischio di rimanere preda del \u201cdelirio scientifico\u201d, cio\u00e8 di quella modalit\u00e0 dell\u2019analista che si assenta dalla propria emotivit\u00e0.<br \/>Di fronte alla scissione, alla frammentazione e alla dissociazione osservate nei pazienti che avevano subito gravi traumi anche in epoca preverbale, Ferenczi ritiene che l\u2019analista non debba mantenersi in una posizione emotivamente neutrale, bens\u00ec disponibile a farsi attraversare dai flussi affettivi del paziente, compiendo un faticoso lavoro di elaborazione del controtransfert, prima di arrivare a formulare l\u2019interpretazione. Le difficolt\u00e0 nelle quali si imbatteva Ferenczi, infatti, non erano riconducibili alla resistenza a ricordare (inconscio rimosso classicamente inteso), bens\u00ec all\u2019assenza di trascrizione dei vissuti traumatici nelle tracce mnestiche.<br \/>Occupandosi di questi stati primari, Ferenczi giunge a considerare le relazioni primarie alla base della costituzione del senso di s\u00e9 e a delineare il primo modello psicoanalitico relazionale della mente: secondo tale impostazione teorica, l\u2019apparato psichico prende forma nell\u2019incontro, un incontro in cui i trasferimenti di affetti avvengono per contatti e connessioni (cosa confermata da recenti studi in ambito neuroscientifico), oltre che e prima ancora che nelle relazioni, cos\u00ec come le pensiamo in termini di soggetti adulti. A questo tipo di incontro si riferisce Ferenczi quando parla del dialogo tra inconsci che avviene in analisi, che pu\u00f2 essere definito come l\u2019interdipendenza tra due persone che si capiscono e si lasciano capire reciprocamente a fondo e che si trasmettono anche quegli stati affettivi che non hanno raggiunto lo stato di rappresentazione. Ferenczi, fiducioso circa la reversibilit\u00e0 di tutti i processi psichici, credeva che nel qui e ora della seduta si potesse raggiungere una condizione di sintonizzazione comunicativa, necessaria a riparare le esperienze traumatiche. Con questa esperienza cresce nel paziente la fiducia circa la possibilit\u00e0 di sintonizzarsi con se stesso e di sentirsi soggetto nelle relazioni. In condizioni normali, una madre in contatto emotivo con se stessa offre al bambino la sua capacit\u00e0 di risonanza emotiva, il riconoscimento dei suoi stati fisici ed emotivi e crea per entrambi uno spazio mentale che accoglie la specificit\u00e0 del neonato come nuovo soggetto. Analogamente, l\u2019analista compie un\u2019attivit\u00e0 di accoglimento trasformativo, un lavoro psichico che accompagna il paziente verso il riconoscimento e l\u2019accettazione degli affetti che vanno poi legati alle rappresentazioni e alla realt\u00e0. Questo lungo e complesso lavoro si apprezza in particolare nel trattamento di pazienti vittime di traumi. Per Ferenczi il trauma \u00e8 l\u2019esito di un articolato percorso: in un primo momento si crea la cicatrice traumatica preprimaria nel rapporto con la madre (dovuta a gravi mancanze di sintonizzazione), nella seconda fase interviene l\u2019evento traumatico e infine il terzo momento, quello del disconoscimento materno del trauma avvenuto, \u00e8 quello che assume un affetto patogeno definitivo. La negazione del danno comporta il disconoscimento di parti di s\u00e9 che il bambino attua per salvaguardare la sua sopravvivenza psichica. Solo la nuova sintonizzazione con l\u2019analista permette di creare un \u201cluogo\u201d in cui, prima di ogni altro lavoro psichico, \u00e8 necessario accogliere le memorie traumatiche (sensazioni fisiche, disturbi funzionali, crisi emotive) che, non essendo arrivate al livello della rappresentazione, non possono essere ricordate. Nella nuova relazione analitica, trasformativa e creativa grazie alla funzione analitica, ci\u00f2 che non \u00e8 stato rappresentato ha l\u2019occasione di andare oltre il destino, che lo aveva relegato prevalentemente alla sensorialit\u00e0 e alle paure viscerali per essere reso rappresentabile nella dimensione interpsichica della relazione. Perch\u00e9 ci\u00f2 possa avvenire, deve entrare in gioco un analista partecipe, che attivi le \u201cmanifestazioni di ricettivit\u00e0 pi\u00f9 raffinate\u201d e che esprima una funzione soggettualizzante, al pari di quella che avrebbe dovuto svolgere il genitore. L\u2019esperienza clinica convince Ferenczi circa l\u2019importanza dell\u2019ambiente nella formazione del bambino: l\u2019ambiente pu\u00f2 o meno offrire al bambino la quota di pulsione di vita necessaria ad avviare il processo di sviluppo del s\u00e9. L\u2019adulto, in condizioni ottimali, fornisce la propria libido al bambino, che, grazie alla sua predisposizione introiettiva, \u00e8 in grado di accoglierla. L\u2019individuo infatti, sostiene Ferenczi, \u00e8 dotato di un meccanismo psichico originario, l\u2019introiezione, che consente l\u2019inclusione della realt\u00e0 esterna nel proprio interno. L\u2019introiezione, che sar\u00e0 poi definita un meccanismo di difesa, \u00e8 per Ferenczi un processo organizzatore primario costitutivo delle prime tappe dello sviluppo psichico, un meccanismo attraverso cui poter accogliere il contenuto libidico della pulsione di vita. Ma questa stessa attitudine \u00e8 ci\u00f2 che fa s\u00ec che il terreno psichico venga segnato anche da impronte traumatiche.<br \/>\u201cNon \u00e8 pensabile che nella storia della nostra scienza il nome di Ferenczi possa mai essere dimenticato\u201d. Cos\u00ec scriveva S. Freud nel necrologio di Sandor Ferenczi. Non si pu\u00f2 dimenticare infatti che Ferenczi inaugur\u00f2 un nuovo modo di fare analisi con l\u2019intento di raggiungere profondamente i suoi pazienti difficili, offrendo loro ci\u00f2 che avrebbe voluto per s\u00e9 nell\u2019analisi con Freud. N\u00e9 si possono dimenticare i suoi sforzi di approfondimento teorico, che nella storia della psicoanalisi si sarebbero rivelati tanto fecondi, ma soprattutto non si pu\u00f2 dimenticare che tutto il suo ingegno e la sua passione sono stati costantemente messi al servizio dei pazienti, anche quando questo ha significato cimentarsi in sperimentazioni ardite, pur di raggiungere il dialogo tra inconsci e quella comprensione autentica e trasformativa capace di interrompere il ripetersi di fatti traumatici.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; custom_padding=&#8221;27px|||||&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; custom_padding=&#8221;1px|||||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/copertina_autenticit.jpg&#8221; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; width=&#8221;27%&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;] Titolo della pubblicazione:\u00a0Autenticit\u00e0 e reciprocit\u00e0. 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