{"id":944,"date":"2020-02-18T13:00:48","date_gmt":"2020-02-18T12:00:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wakeuptest.it\/wlevacanze\/?p=944"},"modified":"2020-03-20T16:37:29","modified_gmt":"2020-03-20T15:37:29","slug":"lorecchio-dellanalista-e-locchio-del-critico-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/lorecchio-dellanalista-e-locchio-del-critico-2\/","title":{"rendered":"L\u2019orecchio dell\u2019analista e l\u2019occhio del critico"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; custom_padding=&#8221;27px|||||&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; custom_padding=&#8221;1px|||||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/lorecchio-dellanalista-e-locchio-del-critico.jpg&#8221; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; width=&#8221;27%&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;]<\/p>\n<p><strong>Titolo della pubblicazione:<\/strong><br \/>L\u2019orecchio dell\u2019analista e l\u2019occhio del critico<\/p>\n<p><strong>Sottotitolo:<\/strong><br \/>Ripensare psicoanalisi e letteratura<\/p>\n<p><strong>Autore:<\/strong><br \/>Benjamin e Thomas Ogden<\/p>\n<p><strong>Traduzione:<\/strong><br \/>C. Casnati, B. Doninelli<\/p>\n<p><strong>Editore:<\/strong><br \/>CIS Editore<\/p>\n<p><strong>anno di pubblicazione:<\/strong> 2013<\/p>\n<p><strong>ISBN:<\/strong> 978-88-85758-84-1<\/p>\n<p><strong>Recensione di Francesco Piermattei<\/strong><br \/>Tra i vari meriti di questo libro credo che sicuramente due ne debbano essere messi in evidenza: il primo \u00e8 quello di descrivere con attenzione quello che \u00e8 il metodo di T. Ogden di approccio alla letteratura, partendo dai vertici dell\u2019intersoggettivit\u00e0 e della teoria del terzo analitico, il secondo quello di risottolineare l\u2019importanza fondamentale che la narrazione letteraria ha per la psicoanalisi, attraverso il tentativo di aprire una discussione con il mondo della letteratura e della critica letteraria sulla differenza tra il tipo di contributi che possono dare gli psicoanalisti rispetto ai letterati per la comprensione e fruizione dei testi letterari.<br \/>Un consiglio prima di accingersi alla lettura di questo lavoro \u00e8 quello di tenerne ben presente la struttura che \u00e8 piuttosto eterogenea e che potrebbe comunicare un certo senso di dispersivit\u00e0. Il libro consiste infatti nell\u2019analisi e nel confronto di tre preesistenti saggi gi\u00e0 pubblicati dagli autori: il saggio di Thomas Ogden relativo ad una poesia di Robert Frost \u201cNever Again Would Birds\u2019Song Be The Same\u201d ( Mai pi\u00f9 il canto degli uccelli sarebbe stato lo stesso)1 , un altro saggio di Thomas Ogden su \u201cUn artista del digiuno\u201d di Franz Kafka ed un saggio di Benjamin Ogden su \u201cLo scrittore fantasma\u201d di P. Roth. I tre saggi si trovano in appendice al libro, i due racconti di Roth e Kafka ovviamente no. Non credo si possa fare a meno di leggere i testi letterari ed i relativi saggi prima dei tre capitoli su di essi che compongono il libro vero e proprio.<br \/>Come gli autori ci dicono nell\u2019introduzione, il libro \u00e8 il risultato di parecchi lunghi colloqui tra i due autori: Thomas Ogden, lo psicoanalista che tutti conosciamo e Benjamin Ogden, suo figlio, studioso di letteratura ed autore di diversi saggi. Le differenti opinioni degli autori, a detta degli stessi, non sempre sono state indenni da conflittualit\u00e0, pur risultando reciprocamente stimolanti.<br \/>L\u2019ipotesi centrale del libro \u00e8 quella suggerita dal titolo, \u00e8 cio\u00e8 che le diverse competenze analitica e letteraria possano essere riportate ad una diversa proposizione sensoriale, l\u2019udito per l\u2019analista e la vista per il critico. Da qui si procede nel tentativo di elaborare una sistematizzazione dei differenti approcci.<br \/>La prima domanda che B. Hogden si pone \u00e8: perch\u00e9 i due scritti di T. Hogden su Frost e su Kafka sono del tutto diversi da ci\u00f2 che si pu\u00f2 trovare pubblicato su una rivista accademica letteraria? E come mai, pur non facendo ricorso a categorie psicoanalitiche sembravano comunque molto psicoanalitici? Questa domanda permette subito di entrare nel suggestivo modo (intersoggettivo) di leggere psicoanaliticamente la letteratura di T. Hogden. Egli evita accuratamente di fare riferimento a concetti teorici o clinici psicoanalitici ed analizza anche poco i contenuti della prosa. Si concentra invece sul \u201csuono\u201d e sulla \u201cvoce\u201d letteraria dello scritto che, secondo gli autori: \u201cha la sua origine, crediamo, nel come gli analisti praticanti sono in sintonia con la voce del paziente e con la propria in un modo che \u00e8 unico per la pratica della psicoanalisi\u201d. Cito ancora: \u201cNella situazione analitica analista e paziente sono impegnati nello sforzo di parlare l\u2019uno all\u2019altro in un modo che sia adeguato al compito di creare\/trasmettere un senso di ci\u00f2 che per il paziente significa essere vivo\u2026.Il linguaggio non \u00e8 semplicemente un mezzo per l\u2019espressione del s\u00e9 esso \u00e8 parte integrante della creazione del s\u00e9\u201d. Credo che quando Ogden parla di \u201clinguaggio\u201d o \u201csuono\u201d o \u201cvoce\u201d che trasmettono stati d\u2019animo o senso delle cose intenda, anche se non lo esplicita mai chiaramente, l\u2019insieme di toni, timbri, volume, pause, cadenze dei contenuti del discorso che comunicano l\u2019intensit\u00e0 emotiva dei concetti oltre le parole stesse e creano un insieme che \u00e8 sempre unico e singolare di ogni comunicazione. Il cercare un contatto sintonizzandosi con tutto questo insieme, sembra ci\u00f2 che Ogden definisce \u201cpensare a\u201d o \u201cessere con\u201d il paziente, insomma il suo modo di vivere insieme il comune momento presente, cercando di costruire insieme nuovi sensi e significati.<br \/>Un esempio molto bello \u00e8 quello del paziente \u201csignor C\u201d, il quale dopo tanta sofferenza porta un sogno finalmente elaborativo di leggerezza e serenit\u00e0 rispetto al quale Ogden risponde, con una certa enfasi: \u201cche sogno meraviglioso \u00e8 stato questo\u201d, privilegiando la sottolineatura dell\u2019amore e della bellezza che il paziente aveva sperimentato e riportato nell\u2019analisi, piuttosto che una dimensione interpretativa delle dinamiche oniriche. Ed \u00e8 questo stesso tipo di atteggiamento che Ogden cerca di utilizzare nei commenti letterari. I due autori sono d\u2019accordo infatti che spesso, in psicoanalisi come in critica letteraria, si usano \u201cconcetti psicoanalitici per decodificare o spiegare un testo in una modalit\u00e0 prevedibile e stereotipata, riducendo cos\u00ec la psicoanalisi ad un insieme di applicazioni inflessibili\u201d.<br \/>Nella poesia di Frost2 T. Hogden cerca di entrare intimamente nel vissuto del protagonista della poesia cos\u00ec come in quello del narratore, cercando di rispecchiarcisi, dandoci cos\u00ec un esempio \u201cpoetico\u201d di quello che dovrebbe essere la clinica psicoanalitica secondo lui: far sentire all\u2019altro riflessi indelebili della sua voce nella propria! Proprio come gli uccelli del giardino dell\u2019Eden, avendo ascoltato tutto il giorno la voce di Eva avevano internalizzato (sovrasuono) il suono della sua voce nel loro canto. Solo a questo punto l\u2019autore si permette anche una valutazione \u201cinterpretativa\u201d del bisogno del poeta che sembra quello di preservare nelle sue parole le voci delle persone che ha amato, delle poesie che l\u2019hanno preceduto, le voci ancestrali dalle quali egli stesso proviene, interpretando chiaramente infine anche un\u2019angoscia di morte : \u201d\u00e8 impossibile non udire il desiderio inespresso del narratore che la sua propria voce possa trovare una creatura vivente in cui persistere dopo la morte\u201d.<br \/>Cos\u00ec come spesso succede agli analisti che, mentre leggono qualcosa o vivono un\u2019esperienza vanno al pensiero dei loro pazienti, Ogden torna al sig. C. pensando che la sua frase \u201cche sogno meraviglioso \u00e8 stato questo\u201d possa avere aggiunto un sovrasuono al pensiero del sig. C. che non andr\u00e0 mai perso. ( cosa che, in genere, probabilmente, conforta l\u2019analista sia per il fatto che il paziente termina l\u2019analisi con una buona introiezione di un oggetto protettivo analitico che per il fatto di sentirsi esso stesso di persistere ed esistere nel tempo nella mente del paziente dopo la propria \u201cmorte \u2013termine dell\u2019analisi\u201d).<br \/>Ritornando al problema dell\u2019applicazione rigida di concetti teorici alla letteratura bisogna comunque evidenziare che non si sta parlando di una condizione empatica contrapposta alle teorie come sembrerebbe in un primo momento, ma di una condizione di contatto emotivo necessariamente propedeutica alla definizione interpretativa, che pu\u00f2 diventare stereotipata e saturante senza questo passaggio. Questo punto credo non sia stato sufficientemente chiarito nel libro. Nel caso del Sig. C la frase \u201cche sogno meraviglioso \u00e8 stato questo\u201d \u00e8 proposta dopo tanto lavoro clinico -interpretativo e non- con il paziente ed \u00e8, in fondo, una efficace ricapitolazione di questo lavoro analitico piuttosto che una estetica forma di ammirazione seduttiva per il paziente. In fondo la potremmo considerare una meta-interpretazione, cio\u00e8 un\u2019interpretazione che ricapitola, in poche parole di grande efficacia, tutte quelle precedenti. Sicuramente ogden non l\u2019avrebbe mai proposta per un sogno portato in prima seduta. Quindi il problema non dovrebbe essere l\u2019utilizzare un contatto emozionale in contrapposizione a concetti teorici per comprendere il testo, ma il come, il quando ed in che modo tali concetti teorici sono proposti, e se sono in sintonia o meno con il timbro emotivo del testo. Questo punto, del resto, \u00e8 molto importante pi\u00f9 in generale perch\u00e9 \u00e8 il nodo in cui il modello intersoggettivo pu\u00f2 elaborare la possibilit\u00e0 di non essere scambiato, da un pensiero pi\u00f9 superficiale, per una semplice chiacchierata basata sull\u2019empatia e sulle capacit\u00e0 affettive dell\u2019analista.<br \/>In effetti, nei capitoli successivi, T. Ogden sottolinea che questo tipo di posizione d\u2019ascolto ha profondi riferimenti con la teoria psicoanalitica alla quale egli fa riferimento, come il concetto bioniano di inconscio, di funzione sognante, il fatto che occorrono due persone attraverso la reverie per attivare la capacit\u00e0 di pensiero, le origini sensoriali del pensiero, le teorie del campo, fino al concetto di terzo analitico di Ogden stesso.<br \/>Lo stesso tipo di analisi lo ritroviamo nello scritto su \u201cUn artista del digiuno\u201d di Kafka. T. Hogden riporta la meraviglia di un passaggio emotivo notevole da una condizione tipica nei romanzi di Kafka in cui regna la contrazione del tempo e la follia (del digiuno professionale e della sua grande rappresentazione) ad una condizione infine umana, recuperata attraverso l\u2019unico momento dialogico del racconto, tra il protagonista digiunatore ed un inserviente, che permette al primo di accedere infine ad un nucleo di prima vera consapevolezza di s\u00e9.<br \/>L\u2019approccio al testo dei critici letterari \u00e8 invece, secondo gli autori, basato \u201csull\u2019uso del critico di vari metodi di analisi testuale \u2013 che noi chiamiamo l\u201docchio del critico\u201d. Per analisi testuale B. Hogden intende lo studio delle strutture di frasi, paragrafi e dialogo; sintassi, grammatica e punteggiatura; cos\u00ec come genere, contesto letterario e storico e la storia della stessa analisi formale. Non \u00e8 chiaro come mai l\u2019autore sembri non considerare approcci utili, oltre a quello della stilistica stilistica, quelli filologici, ideologici, antropologici e sociologici3.<br \/>Egli analizza con molta accuratezza ed intuito le frasi iniziali de \u201cLo scrittore fantasma\u201d osservando come la frase di apertura del romanzo \u00e8 immediatamente \u201cintrusa\u201d da un\u2019altra frase inserita tra due \u201cAudaci trattini4\u201d, che sembra dare un senso di irruenza di una storia dentro l\u2019altra, dell\u2019irruenza del vissuto del protagonista nella storia stessa, il quale, secondo l\u2019autore, cerca di crearsi il suo spazio in competizione con la storia narrata. \u201cL\u2019inciso non \u00e8 a parte, \u00e8 un secondo inizio uguale al primo in ogni suo aspetto\u201d. B. Hogden riporta ci\u00f2 a quella che definisce \u201c una tensione ribelle tra narrazione e vita\u201d, che, nella seconda parte del suo scritto, viene poi riportata alla tensione tra Zukerman (il protagonista) e suo padre, alla conflittualit\u00e0 tra il regolarsi sul pensiero paterno e il permettere di esprimersi alla propria vitalit\u00e0. In fondo, dice l\u2019autore, la struttura delle frasi sembrerebbe riportare ad una metanarrazione, una storia nella storia, come se la struttura sintattica e grammaticale, diventasse metafora e raccontasse essa stessa una storia parallela. Questo, per il critico letterario, \u00e8 il suo ambito e rivendica la peculiarit\u00e0 dello strumento sintattico utilizzato, basato sull\u2019analisi del frammento, sulla grammatica e sulla costruzione delle frasi, per esempio l\u2019analisi dell\u2019utilizzo degli \u201caudaci trattini\u201d, come uno strumento specifico del letterato e non dell\u2019analista.<br \/>Nelle conclusioni, in poche righe, gli autori provano a parlare anche della natura della loro collaborazione, del come hanno cercato di costruire un \u201cnoi\u201d lavorativo, consci del fatto che la loro collaborazione avesse anche una radice di \u201cvivace scontro di due ordini di idee\u201d e che tale scontro fosse anche ulteriormente \u201cmetanarrato\u201d dalla scelta stessa degli scritti che esprimono l\u2019oscillazione tra la necessit\u00e0 di un padre di lasciare tracce della propria voce ai posteri e quella di un figlio \u201cZukermann\u201d di prendere qualcosa da quella voce ma salvando il proprio spazio personale attraverso una chiara differenziazione identitaria.<br \/>E\u2019 sicuramente molto utile che gli autori ci abbiano sottoposto l\u2019indiscussa esistenza di questi vertici di lettura e l\u2019utilit\u00e0 del distinguerli e denotarli per avere una pluralit\u00e0 di accesso al testo, ma dovremmo anche chiederci: sono poi competenze cos\u00ec separabili ed identificabili in identit\u00e0 professionali diverse? In fondo ascoltare il suono \u00e8 ci\u00f2 che fa anche chi si occupa della sintassi dello scritto, perch\u00e9 mentre vediamo \u201csensorialmente\u201d il testo quando leggiamo, vediamo anche con gli occhi della mente i protagonisti che si muovono e parlano ed \u00e8 un po\u2019 come se udissimo le loro parole. Allo stesso modo, percepire una frase \u201cintrusa\u201d sintatticamente \u00e8 necessariamente anche una competenza uditiva degli analisti, che, quando \u00e8 proposta da un loro paziente, dovrebbero sicuramente notarla. Inoltre nel loro lavoro gli analisti usano molto la lettura, sia nelle comunicazioni scientifiche che nelle discussioni cliniche attraverso protocolli e quindi anche la \u201ccompetenza\u201d visiva di ci\u00f2 che comunicano i loro pazienti.<br \/>Potremmo quindi anche pensare, un po\u2019 provocatoriamente, che potrebbe essere altrettanto utile invertire questa prospettiva della differenziazione delle competenze partendo invece dall\u2019accettazione di una bellissima \u201carea comune\u201d seppure parziale, delle due aree di competenze che \u00e8 l\u2019area della ricerca di emozioni profonde, impreviste, nascoste nei meandri dell\u2019animo umano se vogliamo usare un linguaggio letterario o dell\u2019inconscio se usiamo un linguaggio psicoanalitico.<br \/>Chiaramente tutto ci\u00f2 fatte salve quelle che poi sono le competenze specifiche e non comuni delle due professioni, quella clinica degli psicoanalisti e quella culturale letteraria degli scrittori. E\u2019 forse proprio questa area comune, questa parziale inseparabilit\u00e0, che spiega l\u2019intensa relazione tra psicoanalisi e letteratura e la loro reciproca influenza, in fondo proprio come la relazione tra la voce di Eva ed il canto degli uccelli\u2026. In questo senso, cos\u00ec come molti analisti possono avere una competenza \u201cnarrativa\u201d, molti scrittori (in fondo tutti quelli che riescono ad emozionarci e sorprenderci) possono avere un intuito che possiamo definire psicoanalitico, quando scavano i mondi in ombra dei loro personaggi che, a loro volta, illuminano poi i mondi oscuri ed interni di tutti noi lettori. Intuito dal quale gli psicoanalisti hanno sempre attinto e, ci auguriamo, continuino a farlo.<\/p>\n<p>NOTE<br \/>1 Per la poesia si consiglia di leggerla sia in inglese che in italiano in quanto i \u201csuoni\u201d, leitmotiv dell\u2019\u2019analisi di Ogden, cambiano considerevolmente nella traduzione (per esempio le rime sono intraducibili) e rendono difficile la comprensione del discorso dell\u2019autore. Inoltre la traduzione stessa non \u00e8 delle migliori (p. es. i due primi verbi della poesia sono al condizionale in inglese ma tradotti in indicativo presente in italiano\u2026).<\/p>\n<p>2 Avrebbe dichiarato ed avrebbe lui stesso creduto \/ Che gli uccelli l\u00e0 in tutto il giardino intorno \/ Avendo udito tutto il giorno la voce di Eva \/ Avevano aggiunto al loro proprio un sovrasuono \/ Il senso del suo tono ma senza le parole.\/ Certo solo una cos\u00ec delicata eloquenza avrebbe potuto avere un\u2019influenza sugli uccelli \/ Quando un riso o un richiamo la portava in alto. \/ Sia come sia ella era nel loro canto \/ inoltre la sua voce sulle loro voci incrociata \/ Cos\u00ec a lungo nel bosco era indugiata \/ Che mai probabilmente sarebbe andata perduta. \/ Il canto degli uccelli non sarebbe mai pi\u00f9 stato lo stesso \/ E per far questo agli uccelli che ella era venuta<\/p>\n<p>3 F. Capello: \u201cPsicoanalisi e critica letteraria: dall\u2019applicazione alla conversazione\u201d Rivista di psicoanalisi 2014\/2<\/p>\n<p>4 \u201cErano le ultime ore di luce di un pomeriggio di dicembre di pi\u00f9 di vent\u2019anni fa \u2013 avevo 23 anni, stavo scrivendo e pubblicando i miei primi racconti, e come gli eroi di tanti Bildundsroman che mi avevano preceduto, gi\u00e0 contemplavo il mio stesso imponente Bildungsroman \u2013 quando raggiunsi il nascondiglio dove dovevo incontrare il grand\u2019uomo\u201d. (Roth, 1979)<\/p>\n<p>Roma 20\/1\/2017<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; custom_padding=&#8221;27px|||||&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; custom_padding=&#8221;1px|||||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/www.laboratoripsicoanalitici.it\/alpes\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/lorecchio-dellanalista-e-locchio-del-critico.jpg&#8221; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243; width=&#8221;27%&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.3.2&#8243;] Titolo della pubblicazione:L\u2019orecchio dell\u2019analista e l\u2019occhio del critico Sottotitolo:Ripensare psicoanalisi e letteratura Autore:Benjamin e Thomas Ogden Traduzione:C. 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